Chi siamo

Giuseppina Maccari è una donna con una bella storia da raccontare. Una storia, per certi versi difficile ma piena di determinazione e amore. Amore per i bambini africani che, a loro insaputa, sono diventati la sua ragione di vita, la spinta più grande, l’impegno più pressante. Incontrare il loro sguardo e la loro miseria ha letteralmente catapultato Giuseppina in un’impresa che ha dell’impossibile.

“Sono stata a Malindi, per la prima volta due anni fa – ci racconta – per trascorrere quella che doveva essere una semplice vacanza con mia figlia. Dopo soli due giorni il viaggio ha preso tutta un’altra piega. La visita ad alcuni orfanotrofi ha provocato un vero terremoto dentro di me.
Tornata in Italia, il pensiero di quei bambini ha cominciato a farmi star male. Non riuscivo a pensare ad altro. Non so se sia stato quello, per me, il classico mal d’Africa. So solo che continuavo a pensare a quei bambini. Così ho deciso che dovevo tornare in Africa per fare qualcosa.
Non è stato facile, ho dovuto vincere anche la diffidenza dei miei figli, contrari a questo progetto perché, essendo io ipovedente, pensavano fosse troppo pesante per me.
Ma non ho mollato perché sentivo che non potevo fare altro.”

Così Giuseppina torna altre volte in Kenya, visita i villaggi interni, percorre migliaia di chilometri arrivando anche in Somalia e Uganda. Porta con sé riso, farina e fagioli per cercare di aiutare quelle popolazioni. Ma la sensazione che tutto ciò non basti non l’abbandona.

“C’erano miriadi di bambini che vivevano in condizioni indicibili, abbandonati e, spesso, lasciati morire di qualche malattia oltre che dalla fame.”

Da lì, ad un certo punto la decisione di prendere una casa in affitto e accogliere alcuni di questi bambini.

“Adesso sono nove più una piccolina di quattro mesi. Faccio tutto quello che posso per loro, li ho levati dalla strada e li ho regolarmente iscritti a scuola. Adesso vivono in questa casa famiglia seguiti da un giovane padre, che ho conosciuto qua e che si arrangia con qualche lavoretto e con l’aiuto che posso dare io.”

L’eccezionalità di questa storia è data, tra le altre cose, dal fatto che Giuseppina fa tutto ciò attingendo solo alla sua pensione di invalidità.

“I miei figli mi aiutano come possono, viste le difficoltà lavorative in cui si dibattono anche loro. Io ora devo cercare di organizzare un’attività lavorativa giù in Kenya per poter continuare con il mio progetto. Non posso mollare. Certo non sarà facile anche perché, quando sono giù l’impegno per prendermi cura di questi bambini comincia alle 5,30 del mattino e si protrae fino alle 21,30. Ma non posso fare diversamente perché solo con la mia pensione più di tanto non posso fare.”

Ora Giuseppina si fermerà in Italia per organizzare alcune cene di beneficenza per raccogliere fondi grazie anche all’Associazione che ha fondato in Italia la Angels ONLUS.

“L’ho creata proprio per dare una struttura formale a questo progetto e per dare trasparenza a chi volesse contribuire.”

Le chiediamo cosa la spinga ad andare avanti, con i pochi mezzi di cui dispone e la risposta arriva schietta e semplice:

“L’amore per quei bambini e il fatto di avere avuto una vita non proprio facilissima. La mia famiglia era molto povera per cui so cosa vuol dire non riuscire a mettere insieme il pranzo con la cena. E poi so anche molto bene cosa vuol dire essere messa in un collegio, lontano dalla famiglia. Per questo sto facendo tutto ciò, per dare aiuto ma anche calore a questi bambini. In alcuni momenti anch’io mi chiedo come faccia ad andare avanti e mi faccio forza pensando a quanto fatto fino ad ora, nonostante tutte le difficoltà. E vado avanti anche grazie all’aiuto di alcuni amici”.

Il progetto di Giuseppina è quello di riuscire a strappare altri bambini dalla strada e dalla miseria:

“Questo è prioritario, levarli dalla strada con tutto ciò che comporta e farli assolutamente studiare. Questo è l’aspetto a cui tengo di più. Anche per difendere la loro dignità offesa da molti turisti, anche italiani, che vengono qui, li fotografano come fossero trofei e poi se ne vanno. Senza fare nulla.”

Se volete contattare Giuseppina: CLICCA QUI’

Ho una bella storia da raccontare.
Sul sito di www.voglioviverecosi.com trovate l’intervista di GIUSEPPINA  MACCARI.
A cura di Geraldine Meyer

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